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Desideri da pausa pranzo

Ma che bella giornata di pioggia. Spero che il caldo non torni più, ma temo non sarà così. Mi cullo al pensiero che presto dovrò indossare le maniche lunghe, le giacche, le sciarpe, i cappelli, i cappotti. E’ così allegro indossare sciarpe e cappotti. Peccato non cada la neve.
Non ci sono novità in vista, l’autunno mi ha sempre portato delle sorprese, belle e brutte, ma per adesso, all’orizzonte non si profila nulla di nuovo.
Anche io sono quella di sempre, ho solo i capelli un pochino più lunghi e anche un po’ più docili. Si sono arresi pure loro? Chissà. Forse l’autunno quest’anno non mi porterà nessuna sorpresa, ma solo conferme sia in positivo che in negativo. Persone sulle quali contare e persone da non calcolare per nulla.
In questi giorni si fa sempre più pressante la necessità di partorire un’idea per andare via. Intendo via da questa città che mi infastidisce, via da questo paese idiota. Non penso che la Gran Bretagna o la Francia siano migliori dell’Italia, sono solo più confacenti al mio modo d’essere. Anche il mio cognome ha origini francesi, magari andando a fare una ricerca posso scoprire che i miei antenati erano dei nobili francesi o dei borghesi o dei popolani rivoluzionari! Magari la testa di qualcuno dei miei avi sarà pure saltata via. Boh. Potrebbero essere pure dei templari o dei guerrieri celti o druidi, perché no? Devo trovare una spiegazione a questa mia insana passione per la cultura celtica.
Invece mi si dipanano davanti carretti siciliani, granite, cioccolata e opere dei pupi, gente chiassosa, tarantelle, sagre e disordine. Per giunta hanno profanato pure la mia pausa pranzo, quella delle riflessioni, delle letture o delle mie composizioni per il blog. La mia nuova collega rimane qui, a pranzo, con me. Non ha l’auto e non vuole portare una station wagon nel parcheggio perché non è capace di fare manovra, così resta qui, ad ascoltare musica da teen-ager a parlare con il fidanzato, a leggere articoli che cerca di commentare con me. Così non ho più il mio spazio e mi manca e questo mi innervosisce e mi rende più orso di quanto non lo sia già. Sembra uscita da un cartone animato.
Neo laureata, coccolata, non sa nemmeno cosa significhi sentirsi dire di no. Un altro bell’acquisto? Non saprei, non è il tipo che se la tira, ma è un pochino troppo immatura per l’età che ha. Questo la dice lunga su come si valutano le persone. Oddio, se dovessero valutarmi adesso, se dovessero farmi fare un test prima di assumermi, non farei mica una bella figura. Sarei un tipo, come dicevano quelli della Mind Consulting, PTS: Potential Source of Problems.
Non mi piaccio per nulla, mi sto antipatica e mi stanno venendo delle rughette ai lati della bocca, quelle tipiche rughe che vengono a chi non ride mai. Diventerò un’asociale come il racconto del gigante. Finirò per cacciare via i bambini che giocano per le strade. Le mie piante d’appartamento ingialliranno, le finestre di casa saranno sempre chiuse e non splenderà mai più un raggio di sole (poco male).
Allora, cerchiamo di non fare caso alle chiacchiere delle mia nuova collega che è al telefono con il fidanzato geloso. Cerchiamo di mettere ordine nel mio cervello stanco e provo a chiedermi cosa realmente voglio.
Bene, per prima cosa voglio un po’ di tempo per me, qualche giorno per riposarmi, leggere, disegnare, passeggiare, preparare una torta, tutto con calma. Poi voglio un lavoro che non mi dia grattacapi da portare con me dalla mattina fino a quando giunge l’ora di andare a letto. Voglio essere rispettata per quello che faccio, valutata per quello che valgo, pagata per quanto faccio e soprattutto ascoltata perché dico la verità e come è già successo quello che dico accade. Poi, per ultimo, voglio avere il tempo di guardarlo questo cielo, di non dare per scontato che ogni giorno lo avrò sulla mia testa e soprattutto voglio rivedere il cielo della Cornovaglia e i colori del suo oceano. Voglio pure un nuovo amico o una nuova amica a cui finalmente riuscire a confidare i sogni e le sconfitte e smetterla di tenermele per me. E perché no, anche per uscire insieme a comprare cose frivole o a parlare di cose frivole anche io sono una femminuccia e in quanto tale …

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