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Solstizio d'estate

Stamattina mi sono svegliata presto. Ho aperto per bene gli scuretti e ho osservato il cielo. Che fosse arrivata l'estate me ne sono accorta subito. La luce mattutina é diversa. Non c'è più la confusione di mamme che accompagna i bimbi a scuola e che si attarda a sparlare di questo o di quello. Meno auto parcheggiate in piazza. Più venditori di meloni e pomodori. Questi ultimi pronti per regalare alle massaie di una volta, la piacevole ebbrezza dell'estratto di pomodoro. Da produrre e rigorosamente "girare" decorosamente abbigliate in prendisoli fiorati e ciabatte sformate. Preferibilmente quando il sole è allo Zenit e ti frigge i capelli, la cute, il cranio e pure il cervello. Sono scesa in cucina e ho preparato il mio caffè lungo (eh no! Non è una brodaglia. E' aromatico e pure buono). Ho messo i cornetti  ai cinque cereali a scongelare in forno e ho acceso la TV. Anche lì é arrivata l'estate. Ma quel che é peggio: i consigli per l'estate. Come viv…
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Staying Alive

Per confermare il detto sull'erba cattiva che non muore mai, IO, da sempre soggetta a malanni, allergie varie, intolleranze e malattie ereditarie, sono dotata di una resistenza che a guardarmi non mi si darebbe. 
Questo mese ho subito due interventi. Il secondo é la conseguenza del primo. Non si tratta di interventi a cuore aperto o lunghi ed elaborati. No. Ma comunque, abbastanza fastidiosi da stenderti per qualche giorno.
Mi ero appena ripresa dal primo che ZAC! arriva la chiamata per il secondo. Mandando all'aria tutto quanto: lavoro, gite fuori porta, piscina e cura di sè. "Signora, senta, facciamolo adesso che é meglio. Che senso ha aspettare Settembre". Ma Settembre me lo avevano suggerito loro. E così,mi sono messa l'anima in pace e fra lunghe ed estenuanti trafile ospedaliere ed esami tanto necessari quanto fastidiosi, ieri, mi sono ritrovata, borsone in mano, pronta al massacro. Dopo otto ore sono tornata a casa lasciando gli altri compagni di camerata anc…

How to make an Apple Pie... and see the world

Quante volte ho parlato, scritto, sognato del mio libro-progetto? Tante. Troppe. Un progetto aleatorio, senza basi o programmi da seguire. Fino a quando mi sono imbattuta in un libro illustrato di Marjorie Princeman:How to make an apple pie and see the world, ed ho capito che la mia idea non era così folle. Perché impelagarmi in un libro illustrato? Perché amo scrivere e adoro disegnare. Perché con il disegno posso arrivare dove non arrivo con le parole. E viceversa. Dal prossimo post in poi, questo mio vecchio blog sarà il mio blocco note digitale. Ospiterà la bozza del mio libro. Quando (o se) il mio progetto prenderà definitivamente piede potrei pure chiudere definitivamente questo mio blog e questa sarebbe la conclusione degna per questo mio alter ego virtuale. Non ha mai avuto una identità vera e propria, né ho mai cercato, ed ho sbagliato, di dargli un indirizzo. A quei tempi ero interessata ad altro e volevo raggiungere altro. Non ho ottenuto quello che volevo. A pensarci adesso non …

Gratitudine

Esercitare la gratitudine non è dire grazie e basta per quello che si ha, ma dire “grazie perché …” solo dopo aver osservato il problema da un’altra prospettiva e avere scovato un aspetto positivo. E spesso questo corrisponde nel formulare un pensiero contrario a quello che di solito viene formulato. La vita è fatta di momenti negativi, positivi e momenti neutri. In genere quest’ultimi sono quelli che precedono l’avvento dei primi due. I tipici momenti nei quali si dovrebbe stare all'erta anche se non servirebbe a niente comunque. L’esercizio di formulare pensieri di gratitudine, naturalmente, è un esercizio che presenta gradi di difficoltà diversi a seconda di chi dovrà svolgerlo. Un’ottimista o un fortunato ringrazierebbero sempre e comunque, senza prendersi la briga di osservare la propria vita da una prospettiva differente. Cosa che sarebbe sbagliata, fra l’altro, ma l’ottimista è una persona che piace a tutti, non ammorba la vita degli altri con i suoi problemi. Sorride semp…
La notte, sogno spesso di essere lasciata sola. Sola fra gente che non conosco e che si diverte. Abbandonata dagli amici, dal compagno, da semplici conoscenti e senza mai un perché. Nel sogno mi sento smarrita. Vedo gli altri che ridono, parlano, vivono. Io provo uno strano senso di angoscia e mi sveglio.
Durante il giorno, invece, cerco i momenti di solitudine come le pepite d'oro nei fiumi ai tempi del far west.
La solitudine peggiore, però, é quando ti senti solo nell'esprimere la confusione che hai dentro. Confusione che diventa rabbia. Rabbia che diventa rancore. Rancore che si trasforma in attesa. Esiste un tempo nel quale capisci che non esisti per rendere felici gli altri. Che il tempo é poco e se non ti fermi per riappropriarti di te stesso verrai mangiato o peggio ancora sbranato. 
Se sopravvivi alla tempesta capisci che nessuno é importante quanto te. E per venire incontro veramente agli altri, bisogna prima passare da se stessi. E quando avrai il coraggio di rispo…

Per Emilie

Stamattina, leggendo il giornale, ho fatto un viaggio nel tempo. A trenta anni fa quando ero solo una studentessa delle medie e non ero una ragazzina felice. Stamattina leggevo stralci del diario di Emilie, la ragazza di Lille che si è suicidata perché vittima di bullismo. E in quelle parole, mi sono rivista io. Strano non ci avessi più pensato. Io ero la ragazzina strana che non vestiva alla moda un po’ perché non poteva permetterselo e un po’ perché sono sempre stata restia nel seguire alla cieca le cose, solo perché lo facevano tutti.

Ero carina, molto più carina di molte mie compagne di classe “alla moda”, ma ero timida e insicura. Perché non è facile sentirsi sicuri di sé quando si è vittima della cattiveria degli altri. Degli scherzi che non sono scherzi, ma azioni crudeli e umilianti. E chiamarli scherzi è riduttivo e pure dannoso. Perché si riconduce la cosa ad una azione involontaria che era nata tanto per riderci su e si è conclusa male. Nessun destinatario di questi “scherzi”…

L'infinito

Sarà pure vero che l’erba del vicino è sempre più verde, ma il prossimo 24 Novembre vorrei trovarmi in America e festeggiare il Ringraziamento. La storia dei padri pellegrini e dei nativi americani viene raccontata in un’ottica non proprio obbiettiva e il Ringraziamento, letto nella chiave giusta, dovrebbe diventare il giorno delle scuse che i padri pellegrini dovrebbero ai nativi americani, ma io non posso non pensare che dall’altra parte dell’oceano ci saranno tante persone che a partire dal primo pomeriggio del 24 novembre, si riuniranno per dire grazie e anche, sì, per mangiare. Azione meno nobile, ma per qualcuno divertente. Non posso fare a meno di immaginare il fine pasto concludersi con un dolce alla zucca o una torta di mele e un caffè bollente da sorseggiare seduti sul portico a guardare le finestre accese dei vicini di fronte o, se fortunati, le fronde ingiallite degli alberi e l’oceano all’imbrunire o l’orizzonte aperto e pianure sterminate. E dietro quell’orizzonte, tant…