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Visualizzazione dei post da Settembre, 2016

Per Emilie

Stamattina, leggendo il giornale, ho fatto un viaggio nel tempo. A trenta anni fa quando ero solo una studentessa delle medie e non ero una ragazzina felice. Stamattina leggevo stralci del diario di Emilie, la ragazza di Lille che si è suicidata perché vittima di bullismo. E in quelle parole, mi sono rivista io. Strano non ci avessi più pensato. Io ero la ragazzina strana che non vestiva alla moda un po’ perché non poteva permetterselo e un po’ perché sono sempre stata restia nel seguire alla cieca le cose, solo perché lo facevano tutti.

Ero carina, molto più carina di molte mie compagne di classe “alla moda”, ma ero timida e insicura. Perché non è facile sentirsi sicuri di sé quando si è vittima della cattiveria degli altri. Degli scherzi che non sono scherzi, ma azioni crudeli e umilianti. E chiamarli scherzi è riduttivo e pure dannoso. Perché si riconduce la cosa ad una azione involontaria che era nata tanto per riderci su e si è conclusa male. Nessun destinatario di questi “scherzi”…

L'infinito

Sarà pure vero che l’erba del vicino è sempre più verde, ma il prossimo 24 Novembre vorrei trovarmi in America e festeggiare il Ringraziamento. La storia dei padri pellegrini e dei nativi americani viene raccontata in un’ottica non proprio obbiettiva e il Ringraziamento, letto nella chiave giusta, dovrebbe diventare il giorno delle scuse che i padri pellegrini dovrebbero ai nativi americani, ma io non posso non pensare che dall’altra parte dell’oceano ci saranno tante persone che a partire dal primo pomeriggio del 24 novembre, si riuniranno per dire grazie e anche, sì, per mangiare. Azione meno nobile, ma per qualcuno divertente. Non posso fare a meno di immaginare il fine pasto concludersi con un dolce alla zucca o una torta di mele e un caffè bollente da sorseggiare seduti sul portico a guardare le finestre accese dei vicini di fronte o, se fortunati, le fronde ingiallite degli alberi e l’oceano all’imbrunire o l’orizzonte aperto e pianure sterminate. E dietro quell’orizzonte, tant…

Le carezze dell'acqua

Oggi ho ascoltato la pioggia. Non capitava da un po’. Non pioveva da tempo e da tempo non mi soffermavo ad osservare la pioggia che cade. Così sono andata in bagno, ho aperto la finestra e sono stata spettatrice per meno di dieci minuti di un evento tanto normale quanto fantastico. C’è qualcosa di magico nella pioggia che cade. Una specie di rituale in forma di danza liquida. La pioggia sembra voler lavare via le cose, ma allo stesso tempo è una forma di battesimo. Una benedizione, una carezza materna alla tua anima un po’maltrattata.
Un’altra forma di battesimo l’ho avuto sabato scorso. Sulla battigia. Il sole era già tramontato. L’acqua era tiepida e in spiaggia non c’era più nessuno. Volevo solo restare ad osservare il mare, ma poi ho tolto la maglietta, i pantaloncini e senza il mio solito cerimoniale di tentennamenti, mi sono buttata. Pensavo di provare ansia e invece ho trovato la pace.

Je suis moi-même

Nell'attesa di capire quale piega voglia dare a queste mie sporadiche incursioni, continuo nel dire quello che penso. Di pancia.
Ebbene sì. Continuo a sentirmi aliena in questo mondo. Ma forse, scrivere mondo é sbagliato. Forse dovrei scrivere paese o ancora meglio cittadina di provincia. Perché io non sono una cittadina del mondo. Già vivacchio, e male, in questa piccola città.
Accade sempre qualcosa che mi infastidisce molto. E più cerco di assumere l'atteggiamento del lasciar correre, più difficile diventa.
Questa storia del sono o non sono Charlie, per esempio. Questa cosa di schierarsi e poi cambiare idea quando ci si sente invasi nel proprio orticello. La trovo patetica. Le dichiarazioni poco eleganti di chi dovrebbe rappresentarci sono patetiche. Patetiche le trasmissioni continue incentrate sulla vignetta dello scandalo. 
Io penso sia facile fare satira sui luoghi comuni. E ci potrebbe anche stare. Però non bisognerebbe mai dimenticare che dietro le tragedie ci stanno…