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Piove Polline

Ecco la Primavera. Sole, cielo azzurro, maglie di cotone e voglia di non fare niente. Io sono sensibile all'ultima voce. Da un paio di giorni ho la ricettività sensoriale e motoria di un bradipo. Mi secca lavorare, mi secca preparare da mangiare, mi secca pensare alle cose di casa, mi secca perdere tempo con i miei manufatti. Vorrei una sdraio su uno scoglio, un ombrellone che mi ripari il testone dal sole, un libro e raggiungerei l'estasi. Uno di questi giorni lo faccio.
E' tornata la mia allergia e ho l'impressione che resterà a lungo a farmi compagnia. Ben venga, però, il sole. Aprirò le finestre, lascerò asciugare i muri, pulirò i vetri e il balcone. Poi passerò al piano B. Carta vetrata, stucco, palette, rullo, colori, pennelli e cercherò di coprire le ferite che l'inverno ha lasciato.
Ho riflettuto molto in questi giorni. In fondo non ho scelto la casa sbagliata. Ho scelto la rappresentazione in mattoni in pietra dura di me stessa. Io sono, sì, piena di ferite e in perenne attesa di una soluzione, ma stabile, solida, resistente alle intemperie della vita. Casa mi assomiglia. Vecchia, con qualche crepa e piena di segni che lascia il tempo che passa. Ma é  ancorata con forza al terreno, solida e robusta. Come me si piega, ma non si spezza. Allora perché odio lei? Perché odio la mia vita in qualunque sua forma espressiva. Vorrei cambiare vita, non riuscendoci, vorrei cambiare lei. E se riuscissi a cambiare vita, sarebbe una conseguenza ovvia andare via anche da lei.
Ancora qui a domandarmi cosa voglio fare da grande. Mi sa che non lo so.
Alla mia età dovrei avere almeno un Giampippo da accompagnare a scuola, qualche vicina di casa con cui condividere un tè e qualcosa o qualcuno di cui sparlare, un marito da non scambiare per fidanzato, suoceri e cognati con cui intrattenere rapporti forzati, un filo di perle da mettere al collo per gli eventi importanti, un'auto a cinque porte con i sedili pieni di macchie e briciole di merendine, delle meches bionde ai capelli, una borsa a valigetta e la calma che appartiene alle perfette mogli e madri di famiglia.
Non credo ci sia tempo per avere tutto questo. Ci sono ancora molte altre cose che devono avverarsi. Ci vuole un ritorno a casa che duri più di cinque giorni, ci vuole una presa di coscienza, ci vuole coraggio nell'affrontare il tempo che passa e le ferite che lascia, ci vuole una spolverata che elimini rimpianti e rimorsi e aggiungiamoci pure i rancori. Bisogna che smetta di amare le auto sportive, scomode, spartane e veloci. E devo smetterla di sfuggire alle persone e di correre sempre. 
Intanto mi vivo (dormendo!!!) questa Primavera. Il resto, ho imparato a non metterlo in conto.

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