Cambiamenti

E' più facile trasformare la propria passione in lavoro o trasformare il proprio lavoro in passione? Sì, lo so che é noto: io odio il mio lavoro. Tutto il santo giorno attaccata al telefono, davanti ad un monitor di scarsa qualità, assieme ad altre tre vittime come me. Tutti relegati in una stanza piccola quanto lo stanzino per le scope. Per chi lo ha lo stanzino per le scope. Io no. Infatti la mia scopa regna sovrana nello studiolo. Sotto la finestra. Appoggiata al muro. Oggi, però, non sono in ufficio. In questo periodo sono stata più spesso in giro e meno nello stanzino delle scope. Un pò la cosa mi rompe. Un pò é puro piacere. Stare lontana dalla quotidianità. So che finirò col pentirmene, ma per ora mi godo il momento. Certo, preferirei sfornare una torta, decorare una lampada, leggere un libro. Chissà che non arrivi il momento anche per questo. Per il resto, ammetto di essere orgogliosa di me. Ho le spalle larghe. Ci sono stati e ci saranno momenti nei quali crederò che non finirò mai di raschiare il fondo, ma mi sono sempre rialzata e mi rialzerò. Avrò perso qualche pezzo, ma resto lo stesso autosufficiente. Ho capito che riesco a socializzare. Fingo, per carità. Le mie esperienze passate, il mio vissuto, sono troppo diversi per poter trovare un punto di accordo. Ma non me ne importa più niente. Indosso la maschera alla perfezione. Sorrido, comunico, esprimo le mie opinioni. Poi, a casa, ci sarà tutto il tempo per ritrovare me stessa. Quella malinconica, quella che teme il tempo che passa e che ha la presunzione di recuperare il passato nel momento in cui sta vivendo il presente.
E poi  ho scoperto un lato nuovo di me. Un lato sul quale non ci avrei scommesso una lira fuori corso. Ho una straordinaria capacità di adattamento. Sono come i gechi e le blatte. Animali che adoro alla follia!!! Potrebbero catapultarmi sull'altro emisfero terrestre ed io mi abituerei alla cosa nel giro di cinque minuti. L'essere abitudinario che é in me sta iniziando a morire. Se solo riuscissi a distruggere la donna dash che é in me, potrei vivere felice. Quando sconfiggerò la mia mania ossessivo compulsiva per la polvere e la sporcizia in genere, sarò una donna completa e felice.
Il resto? Al resto non penso quasi più. Mi balenano idee in testa che inizio a non considerare più così assurde come pensavo. Non c'é più alcuna ferita lasciata dalle amicizie deludenti. Non é rimasta neppure una labile traccia. Non rimugino più su quello che é passato. Non ci penso nemmeno più. Non ho dimenticato. Ho proprio cancellato. E' più semplice, in questo modo, notare le miserie umane, anche le mie.
Penso ancora che me ne capiteranno di cotte e di crude. Però non sono più così atterrita come lo ero prima.
E adesso sono qui. In questa città che odio. Perché fa caldo, umido. Perché la maggior parte della gente é convinta che le regole non esistono e invadono i tuoi spazi. Però io sono tranquilla. Manca ancora del tempo prima che faccia ritorno a casa. E poi c'é ancora domani. E dopo il domani segue il week end.


Commenti

  1. "ma mi sono sempre rialzata e mi rialzerò"

    Invidio la tua consapevolezza :-)) io momentaneamente mi accontento di sperare di rialzarmi...

    Alles Paletti

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  2. Belle immagini e un buon post.

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