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How to make an Apple Pie... and see the world

Quante volte ho parlato, scritto, sognato del mio libro-progetto?
Tante. Troppe.
Un progetto aleatorio, senza basi o programmi da seguire. Fino a quando mi sono imbattuta in un libro illustrato di Marjorie Princeman: How to make an apple pie and see the world, ed ho capito che la mia idea non era così folle.
Perché impelagarmi in un libro illustrato? Perché amo scrivere e adoro disegnare. Perché con il disegno posso arrivare dove non arrivo con le parole. E viceversa.
Dal prossimo post in poi, questo mio vecchio blog sarà il mio blocco note digitale. Ospiterà la bozza del mio libro.
Quando (o se) il mio progetto prenderà definitivamente piede potrei pure chiudere definitivamente questo mio blog e questa sarebbe la conclusione degna per questo mio alter ego virtuale.
Non ha mai avuto una identità vera e propria, né ho mai cercato, ed ho sbagliato, di dargli un indirizzo. A quei tempi ero interessata ad altro e volevo raggiungere altro. Non ho ottenuto quello che volevo. A pensarci adesso non è stato un vero e proprio male. Se avessi ottenuto quello che pensavo di desiderare non avrei attraversato il mio "momento creativo". Quando ho smesso di scrivere su questo blog sono stata investita da tante idee e spirito creativo da restarne stupita. Ora però devo mettere ordine perché si sa che le idee arrivano veloci, ma scivolano via come saette.
Credevo che in questi anni ci sarebbe stato lo spazio e il tempo per concepire un figlio. Ho sempre pensato ad una figlia, a dire il vero. E da egocentrica quale sono, me la sono sempre figurata come la me bambina: capelli rossi, naso a patata, occhi grandi e faccia rotonda come una mela e con il mio distintivo sorriso. Il tipico sorriso misto pianto e misto espressione beffarda. Ma niente. Ho atteso un po', ma ho capito che non sarebbe arrivata. Non in carne ed ossa almeno.
Un libro non è un figlio mi direbbe qualcuna che fa della maternità l'unica sua ragione di vita, ma io non la penso così. Dipende cosa è un libro per te. Il mio libro lo porto in grembo da tanto, troppo tempo. Lo coccolo, lo veglio, lo nutro di idee. Era già dentro di me quando ho iniziato a leggere e perdermi dietro le storie, i racconti, le favole della buona notte. Il mio libro ha subito una gestazione lunghissima e si è radicato dentro di me in modo talmente profondo che temo il momento nel quale verrà fuori perché ne sentirò la mancanza.
E poco importa se sarà stampato in una sola copia, se rimarrà la mia sola creatura. Il mio libro nascerà e il suo primo vagito sarà il rumore lieve delle pagine che la mia mano girerà, il suo odore sarà quello della carta dei sussidiari, peserà pochi etti, ma avrà un suo spessore. Non avrà indici o prefazioni, ma sarà storia e immagini. E parlando di lui mi accorgo già che non sarà. E'.
 
 

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