Abbiamo tutti una vita interiore.
Tutti sentiamo di far parte del mondo e nello stesso tempo di esserne esiliati.
Bruciamo tutti nel fuoco delle nostre esistenze.
Abbiamo bisogno di parole per esprimere ciò che abbiamo dentro.
P. Auster

mercoledì 25 novembre 2009

Banalità

Se ciascun essere, non si sa dove
Ha dentro un'anima che lo muove
Il burattino è un essere strano
Ha dentro un'anima
a forma di mano.

I burattini non mi sono mai piaciuti e ancora meno mi sono mai piaciuti coloro che li fanno muovere. Ho sempre considerato il burattinaio un personaggio inquietante e mai avrei immaginato di condividere gran parte della mia vita con questa losca figura. Eppure è così.
Alla fine, a furia di rimuginare per giorni e giorni, mesi interi ho capito che non serviva a niente. Non ho trovato nessuna soluzione perché soluzione non ce n’è. Io non ho nulla da rimproverarmi, né sono carente in qualcosa, anzi, sono troppo per qualcosa che mi chiede solo il 20% di impiego delle mie potenzialità.
Io qui dentro valgo troppo e il mio valere tanto mi fa diventare ingombrante, fastidiosa e scomoda. Non sono una patetica utilitaria attrezzata in auto da corsa con le gomme a filo carrozzeria, gli adesivi del cavallino sul cofano e il volante rivestito in pelle e marcato Sparco. No. Io sono una fuoriserie, una bella berlina della BMW, sobria fuori, elegante dentro e molto, molto potente.
Chi mai parcheggerebbe una bella auto in un buco e userebbe solo una stupida utilitaria? Un idiota o un fallito.
Ecco! Appunto!

giovedì 12 novembre 2009

Odore di Neve



Non volere essere comprati in una società dove tutto ha un prezzo é un problema. Finirà che deciderò di vendermi quando il mio valore di mercato sarà molto basso e avrò perso due cose: la dignità e la possibilità di avere un posto in prima fila. Boh, le mie parole sembrano la pubblicità di una carta di credito.
Ho aspettato un pò prima di tornare a scrivere sul mio blog. Intanto perché avrei finito per scrivere sempre le medesime cose. In secondo luogo mi si é arrestata la vena creativa, sempre ammettendo che io l'abbia mai posseduta.
Finirà che farò strada. Perché tutti quelli che scrivono per guadagnare non hanno mai quasi niente da dire. Ora che anche io non ho più nulla da dire posso presentare il mio curriculum a qualche direttore di quotidiani. Non sono forse io la penna versatile dell'azienda? Mmh, penna versatile. Versatile! Mi fa pensare ad una penna di facili costumi. E la mia penna, come me, é una persona integerrima e di sanissimi principi morali. Quasi vittoriane.
Ho la mia settimana di ferie pre-natalizie. Vediamo se stavolta riesco a godere di bellisimi pomeriggi invernali. E inizio a cantare le carole natalizie. In questa stagione anche le noie si affrontano con una migliore disposizione d'animo. E' tutto ovattato, come se fosse coperto di neve, anche se qui la neve non cade mai.

venerdì 23 ottobre 2009

A Lust

Il mio amico Lust ha ragione. Dovrei uscire dal mio guscio, abbandonare il mio palazzo polveroso, mettere da parte il mio rigore morale e smetterla di voler controllare tutto. Ha ragione anche quando mi dice che la mia paura del disordine è solo uno schermo per non dovermi confrontare con gli eventi che so di non sapere controllare. E’ vero. Lo so, ne sono cosciente, ma …
Quando decido di abbandonare il mio ruolo da Regina delle Ombre, come qualcuno qui dentro mi ha battezzata, mi imbatto in un re dei …. e qui ci starebbe un epiteto, ma glisso e vado avanti.
Però ho deciso di accettare il consiglio di Lust e di non curarmi di loro, ma di guardare e passare oltre.
Certo è che il non aver risposto alla provocazione ieri l’altro non mi fa sentire meglio o superiore, né mi ha messo in pace con il mondo né con il mio sé.
Il fatto di sapere per certo che questo collega è un cretino, non mi fa provare tenerezza nei suo confronti, anzi, lo infilzerei come uno spaventapasseri su un palo a reggere in mano un tabellone che recita a caratteri cubitali e lampeggianti: CRE-TI-NO CRE-TI-NO.
Ieri sono rimasta a casa e ho dimenticato che il cretino esiste. Ho dimenticato che passo più tempo ad arrabbiarmi qui dentro che a vivere fuori. Ho letto, ho ascoltato musica, sono rimasta in totale silenzio. E ho capito che non me ne frega niente di tutti quelli che mi passano sopra con la delicatezza di un elefante in un negozio di cristalli (aiuto …. Ho usato una frase fatta!!!). Io riesco ancora a trovare i miei spazi per fantasticare, riesco ancora a leggere fra le righe di un racconto o ad emozionarmi per una canzone che non sia di Gigi D’Alessio o Killing me softly, canzone che ama il mio collega cretino. Però, a pensarci bene, volendo prendere alla lettera il titolo della canzone …

lunedì 19 ottobre 2009

Mmh



Dopo un’intera estate passata con l’allarme pandemia, arriva Topo Gigio a rassicurarci e a darci le buone regole per la prevenzione. Ricordiamolo tutti: e’ solo una normale influenza. Peccato che per giorni e giorni, telegiornali, trasmissioni varie e giornali non hanno parlato d’altro.
Il colmo sarebbe beccarmela ora visto che in estate sono stata in Inghilterra e sono tornata sana come un pesce. Vada come vada … ho deciso di affidarmi al caso. E per caso ho ricevuto una bella bolletta della TARSU di 465,00 euro. Per caso stamattina una nuova infermiera ha sperimentato sulle mie povere vene. Per caso gocce di varecchina sono cadute sul mio pavimento, macchiandolo. Sempre per caso ho bruciato, stirandolo, il mio copritavolo nuovo e ancora per caso il grande capo mi ha detto che vuole parlarmi.
Tutto questo in meno di 24 ore. Anche se penso che il grande capo non mi parlerà prima che passino 24 anni.
Nell’attesa mi abbandono ancora al caso e vediamo quali altre sorprese mi riserverà. Una bella vincita alla lotteria per caso no?

martedì 13 ottobre 2009

Sotto la pioggia

Il bello della lettura non è solo perdersi nelle storie avendo modo di vivere altre vite oltre la propria, ma è anche quello di leggere una sola frase e sorprendersi che in quelle poche parole si trovi il concentrato dei propri tumulti interiori.
Così è capitato con un libro che sto leggendo adesso: Olive Kitteridge.
“Morire, non morire, in entrambi i casi ti sfinisci”.
Questa è la frase.
L’aria estenuata non ce l’hanno solo le persone, ma anche le cose. Per esempio una casa che meglio di qualunque altra cose riflette la condizione dell’animo umano. Non mi riferisco alla sporcizia o al disordine. Quelle cose le può avere anche una bella casa nuova. No. L’aria estenuata di una casa è un’altra cosa.
Solo un’anima stanca, sfinita riesce a trasformare una casa in una casa estenuata.
E già. Sono sfinita, lo ammetto. E la mia casa inizia ad assomigliarmi. Chi crollerà per prima? Da un punto di vista anagrafico dovrebbe toccare a lei, ma mi sa che una casa centenaria ne ha già viste tante da avere la forza di resistere più di me. Vedremo e faremo in modo di salvarci entrambe, si spera!
Grazie alla mia cura di bellezza, ho a disposizione un po’ di tempo per riflettere e pensare. Sappiamo bene che non sono la stessa cosa. Io penso tanto, ma di riflettere ho poco tempo e quando mi capita di farlo mi assale il panico. Ultimamente, poi, tutto quello che è fermo, immobile, mi terrorizza. In questo periodo ho necessità di cambiamenti, di prendere direzioni diverse e invece mi sento dentro ad una melassa densa e appiccicosa. Purtroppo i cambiamenti richiedono organizzazione e spesso è pure necessario fidarsi degli altri ed io al prossimo non affiderei nemmeno la cura di una piantina grassa.
Nei miei sogni rimane sempre la voglia di andare a vivere in quei piccoli centri di mare dei paesi del nord. Il porto, un bar, un ufficio postale, il palazzo del municipio, la piazzetta del paese, una chiesa e poi viali e case che danno sull’oceano. Dove soffia quasi sempre il vento e fa freddo. E se piove, c’è sempre un ombrello a ripararti dalla pioggia.
E la pioggia non è male se è fatta da particelle d’acqua e non è la solita pioggia di parole che ogni giorno mi cade addosso.

giovedì 8 ottobre 2009

Uffa!!!

Tre ore di BLA BLA BLA, mi é venuta a noia la mia voce, ma accidenti quanto sono professionale. Se fossi un dirigente di una qualunque impresa mi assumerei seduta stante. Sono una docente perfetta, niente sbavature, nessuna incertezza nell'esposizione. Per fortuna non c'erano telecamere altrimenti i miei "Si figuri", "Ma si immagini", "Ci mancherebbe altro" avrebbero avuto altro significato. Tipo: "Ma va al diavolo zuccone", " Vorrei piantarti un paletto nel cuore o magari in un occhio", "Sei il re dei tonti e mi sto annoiando a morte".
Però é una gran bella soddisfazione tenere corsi. Ci si sente .... presi per il sedere, visto che fra l'altro li tengo a gratis. Perché é vero: tutto si riduce ad una questione economica. Si piange lo stesso, ma con un occhio solo. L'altro può adocchiare qualcosa da comprare durante il fine settimana. Seriamente ... mi fa stizza compiere qualcosa che alla fine non spetterebbe a me che divento capace solo quando ci sono le gatte da pelare e poi non partecipo mai alla spartizione della torta. Poco male, non ingrasso.
Domani altre ore di bla bla bla. Ora però torno a casa, prendo un'aspirina, mi tuffo sul divano e bevo un tea bollente. Ho mal di gola, mal di gambe, mal di testa, freddo e brividi. Mi sto organizzando per un altro fine settimana casalingo. Potrei sempre tenere una tele-conferenza e continuare con i bla bla bla, se magari metto in giro l'idea é la volta buona che qualcuno mi sta pure a sentire.

Medit(azione)

Avere ragione. Non mi intessa più. Avevo ragione anche questa volta, ma se chi sa che ho ragione appositamente fa finta di nulla, sapere di averla non mi fa stare meglio. Ho provato a fare di più e non è servito a nulla, ho provato a fregarmene e non è servito a nulla, ho provato a sottolineare le mie ragioni e gli sbagli altrui e non è servito a nulla tranne a farmi sentire una serpe, anche se (e ridaiiiii) a ragione.
Ora mi resta solo il mio bel bagaglio di esperienze che fuori da qui non serve a nulla. Perché fuori da qui mi tocca imparare nuove cose e magari potessi farlo, non ho nemmeno l’occasione giusta per iniziare daccapo.
Avere ragione fa stare soltanto male. Non ti dà da mangiare, non cura i disagi, non ti rende serena. Magari potessi avere torto e stare bene. Con la mia coscienza i conti li farei dopo, magari sul letto di morte, ma non penso che sarebbe un peccato tanto grave, altrimenti, qui dentro, la maggior parte andrà all’ìnferno e qualcuno è molto religioso. Peccato che di fronte agli interessi il dio denaro vinca sempre sul Dio che si prega la domenica.
Bene, non mi resta che raggiungere la calma tramite la meditazione. Cosa che mi fa imbufalire ancora prima di metterla in pratica. Stare fermi, con le gambe incrociate ad immaginare prati verdi e cieli azzurri di montagna.
Bleahhh. Meglio farsi un bicchierino. Ci si rilassa molto prima. Ma non bevo, tranne la birra e quella non fa lo stesso effetto.
Bene, stasera arriverò a casa, siederò con la schiena dritta e avvolgerò il mio pollice della mano destra con la mano sinistra chiusa a pugno (versione per gente mancina). Poi cercherò di sentire la “scarica elettrica” che questa posizione dovrebbe darmi. Per fare prima posso mettere un dito nella presa, chissà. Se mi concentrerò bene riuscirò a sentire il terzo occhio. Quello che nei disegni sta sempre in mezzo alla fronte.
Mi chiedo poi se un occhio in più non sia invece un bel problema. Sono già sensibile con due, tre mi sensibile ancora di più. Avrei bisogno di una seconda lingua, semmai. Così, quella che mi porta a dire le cattiverie me la posso mordere e con l’altra posso parlare, mangiare o fare le boccacce.

mercoledì 7 ottobre 2009

Chimere

I have a dream … lo ha detto Martin Luther King, lo ha ridetto Obama e pure Veltroni, mi pare. E anche se non lo avesse detto Veltroni, lo dico io. HO UN SOGNO. Fare rivivere la biblioteca della mia città.
E’ chiusa da tempo immemorabile. Era il mio rifugio. Era pure la mia dannazione. Era un rifugio perché le ore libere che avevo le passavo rovistando fra gli archivi in cerca di qualche libro da leggere possibilmente di vecchia edizione. Amo i libri ingialliti, scalfiti dal tempo. Che bello era leggere in sala lettura, vicino alla finestra durante le grigie mattine autunnali o nelle giornate piovose d’ inverno.
Era la mia dannazione perché, come al solito, chi lavorava lì era solo un incompetente e ancora peggio pure annoiato di svolgere il suo lavoro.
Vorrei riportarla in vita la mia biblioteca. Vorrei che alla sala lettura si aggiungesse una più moderna sala multimediale, un archivio di quotidiani da potere consultare nel tempo. Mi piacerebbe dedicare una sezione ai libri antichi, quelli di pregio che non si possono toccare neppure perché delicati.
E perché non aggiungere una sala dove poter bere caffè o tea. Dove poter pure leggere. Un piccolo bar, un distributore automatico di merendine e un espositore con dei settimanali o dei mensili, perché anche la carta patinata ha il suo fascino. E poi delle belle riviste che informino sui nuovi libri in uscita.
E pure un bell’addetto alla censura in caso di pubblicazione di altri libri di Moccia, Kinsella e Borrometi vari.
Vabbè … se divento io il responsabile della biblioteca, pago pegno e creo il ghetto delle letture spazzatura.
Tanto resta un sogno. Nel caso in cui la biblioteca riaprisse, la gestione verrà affidata ad un super laureato, letterato o raccomandato babbione che la lascerà morire di nuovo. Gli assistenti verranno direttamente dalla lista dei lavoratori socialmente utili che si DEVONO sistemare e che magari non hanno mai letto nemmeno Topolino.
A questo punto è meglio che la Biblioteca muoia per sempre, meglio vederla perire che in mano a gentaglia.
“Lasciate che i libri vengano a me …” li coccolerò come figli. Li pulirò personalmente. Uno ad uno.
Se dovessi chiedere un miracolo sarebbe quello di togliermi da questo buco arido e catapultarmi dentro una bella biblioteca polverosa e buia. Dagli alti soffitti e da pesanti tavoli in legno. Con ampie finestre a bovindo e belle maioliche sul pavimento.
E poi io … vestita con una lunga tunica nera che mi aggiro per i corridoi come Belfagor al museo. Va bene, lo so, sto esagerando un pochino. Ma questo è il MIO sogno, quindi io sono la regista e pure l’attrice, la scenografa, la fotografa, la costumista ….

lunedì 28 settembre 2009

Paucis Absolvo .... Amen

Ennò .... Io non ci credo ai buonismi, alle seconde opportunità. Soprattutto quando per noia, strafottaggine, per non usare parole più incisive, si decida di vivere come parassiti. Tanto c'é la povera mamma che con il lavoro ti passa la paghetta mensile che puoi spendere in tutti i buchi che vuoi (anche in bottiglie di liquori, birre, acidi, polveri varie, tanto non cambia). Così puoi passare tutte le tue giornate in ozio, seduto su una panchina oppure sostare sull'uscio della porta del bar a parlare con tutti, fumando e aspettando che il tempo passi. Gente così mi fa rabbia e me ne fa altrettanta quella che non si buca, non beve, ma ozia comunque aspettando chissà cosa e chissà da chi.
Che poi un ex tossico o un tossico che per non bucarsi ricorre al metadone, ma tutto questo non ha importanza, occupi un posto in una struttura pubblica, mi spiace, non é razzismo, non é cattiveria, ma proprio non ne vedo il nesso. Come non vedo di buon occhio le addette alla reception che invece di dare informazioni o fare attenzione alla gente che passa, occupa il tempo a parlare di cosa ha fatto la sera precendente, sbracate sulle sedie a ridere. Come non vedo di buon occhio, il mio ex vicino di casa che si organizza con i colleghi per chi deve andare al lavoro e timbrare il cartellino, tanto lì i controlli sono rari come la neve qui in città. Che poi io abbia visto il tossico e me la sia presa per questo, non significa che sono padana, razzista o altro. Per favore, se essere di sinistra bisogna solo accettare tutto quello che é contro la normalità e le regole, allora io non lo sono mai stata. Non mi piacciono i capelloni, quelli con i capelli rasta e le scarpe rotte (ma scarpe di marca). Non penso che per protestare debba per forza puzzare o farmi le canne. Non penso che essere tolleranti significhi accettare tutto quello che é diverso, siano comportamenti o etnie o religioni. Posso avere amici tossici, ma non per questo dire che essere tossico é normale. Posso frequentare dei rom, ma non giustificare un rom che ruba o peggio violenta e uccide, così come non lo faccio con la gente che appartiene alla mia stessa razza.
Alla fine, evito di parlare di queste cose, perché volenti o nolenti si scade nei luoghi comuni, in frasi fatte, nel piattume. E comunque fare del sarcasmo o dell'ironia su una situazione anomala, non significa essere intolleranti o affiliati alla setta di Alberto da Giussano. Non sono stata battezzata con l'acqua del dio Pò e non vesto di verde, è un colore che mi sta male.
Ogni giorno ascolto battute sui gay e non mi pare che qualcuno si indigni. Io invece non ci rido mai su e mai dico cretinate su di loro. Anzi, le barzellette non mi fanno ridere per niente.
Comunque sia, poco importa. E non mi va nemmeno di dare giustificazioni su parole che ho messo nel mio blog, quindi il mio spazio. C'é gente che possiede dei giornali per dire le cose che gli conviene che vengano dette. Io non aspiro a tanto, né potrei mai.
Forse mi sono sfogata un pochino troppo, ma se si hanno troppi rospi nello stomaco bisogna per forza sputarne uno ogni tanto.

giovedì 24 settembre 2009

Riflessioni

Lei vorrebbe pattinare in un tiepido pomeriggio autunnale. Dopo, stanca e soddisfatta, bere un tè bollente e concludere il dopo cena con una passeggiata per la città illuminata. Perché quando la sera la città è illuminata sembra sempre Natale.
Lei desidera del tempo per sognare ad occhi aperti, per sprecare interi giorni inseguendo la fantasia. Vorrebbe leggere i libri che non riuscirà a leggere mai, cucinare torte che non mangerà o lo farà appena. Si è accorta che il tempo a disposizione è sempre poco, anche se potrebbe essere infinito, perché non sa quando e come andrà via da questo mondo. Perché si è accorta che nessuna cosa vale quanto un attimo veramente vissuto.
Lei vorrebbe tornare a vedere l’oceano, ma senza fretta, senza scadenze e decidere se e quando fare ritorno a casa. Ma la casa per lei non è possedere un cilindro di mattoni, è il luogo dove trova la sua vera dimensione.
Lei, è facile capirlo sono io, ma oggi, durante la mia cura di bellezza mi sono messa a pensare a me in terza persona. Tanto per essere più obiettiva. E mi sono trovata noiosa sia che a parlare sia io in prima persona o che lo faccia in terza. Forse inizio a sperimentare il plurale. Parlerò come i re e come i papi.
Magari domani, quando poggerò il mio sovrano sedere sulla poltroncina pronta a ricevere il miracoloso siero che dovrebbe farmi reggere in piedi potrò lamentarmi, parlando in prima persona plurale, del fatto che il luogo indove dovrei essere risanata permette che a lavorarci ci siano dei tossicodipendenti o ex tali. Mi spiego meglio. Non ho nulla contro i tossicodipendenti, ma mi chiedo cosa ci faccia uno di loro a lavorare in un luogo come questo. Le battute si sprecherebbero e siccome odio i luoghi comuni e le frasi fatte eviterò di citarle. Oddio, mi scappano ... é come se Dracula lavorasse alla banca del sangue; costui avrà dimestichezza con gli aghi o svolge compiti da tappaBUCHI. Chiedo scusa. Mi vergogno di me stessa.
A volte è difficile mantenere l’autocontrollo e finché non lo mantengo per queste facezie sono salva. A lungo sbracherò.